Da dove siamo partiti

L’idea del Centro per l’infanzia è una mia idea ed una mia aspirazione, vorrei far conoscere a tutti come è nata l’idea del Centro Polifunzionale Mondo Amico con annesso il Parco didattico, dedicato interamente ai minori.

Mi presento sono Maria Grazia Martino – presidente pro-tempore dell’Associazione di Volontariato Mondo Amico ONLUS. Sono nata in un piccolo paese della Provincia di Avellino.

Tutto nasce dalla mia esperienza personale, dal fatto che spesso il passato sgorga a tratti e zampilla in rivoli di dolore improvvisi.

Dopo la separazione dei miei genitori ed a soli quattro anni ho percorso a fatica i gradini d’ingresso del primo istituto in cui sono vissuta.  La prima volta tutto mi sembrava enorme, sconfinato, ricordo un salone altissimo, vuoto, dove la luce entrava da alcune finestre tanto alte che sembravano fossero aperte direttamente nel soffitto, ma quello che colpiva di più e che ricordo bene era il silenzio, un silenzio irreale, pesante, atroce.  Era un convento e lì non erano ammessi giochi. Niente bambole, solo regole, punizioni e botte. Non ricordo mai di aver ricevuto una carezza, un bacio, solo la paura delle punizioni. Il convento era pieno di bambini ma non si udiva nulla, niente di niente, tanto che ero convinta di essere sola.

Quando c’è stato il terremoto del 1962, tutti scappammo fuori e fu solo in quel momento che tra i miei ricordi appaiono altre bambine. Non c’era amicizia tra noi, ma indifferenza e cinismo. C’era solo la preoccupazione di se stesse, la propria sopravvivenza, contro quella delle altre. Tutto questo a soli quattro anni.

Poi sono passata da un istituto all’altro, da un orfanatrofio all’altro, ma niente cambiava. C’era violenza dappertutto, negli istituti vigeva la regola del più forte, l’omertà, la denuncia (o fare la spia come si diceva).

 Le suore giudicavano: non c’era mai assoluzione. Che fatica cercare sempre di essere buona, una bambina perfetta, dove la perfezione era sinonimo di invisibilità.

Ricordo la visita mensile di mia madre, sembrava un personaggio della televisione: sempre bellissima, elegante, truccata; noi, io e mia sorella più piccola, stavamo lì, immobili, ad aspettare un abbraccio, un gesto affettuoso, ricordo solo la voce della suora che informava che eravamo bambine cattive, indisciplinate, incorreggibili.

Quando vedo un bambino piangere o leggo di bambini maltrattati, abbandonati provo un dolore sordo, vivo, come se tutto succedesse a me nello stesso momento.

Con la soppressione degli orfanatrofi sono nate le cosiddette “case famiglia”, che a mio avviso non sono altro che “la brutta copia degli orfanatrofi”. Dove persone che non hanno nessuna cognizione di come si vive negli orfanatrofi, con la speranza di procurarsi un lavoro, prestano la propria opera.

Il dolore nei bambini non ha mai fine, la sofferenza che devono sopportare ha la valenza di una catastrofe, che dura tutta una vita.

Dal voler evitare tutto ciò ad altri bambini è nata in me l’idea di voler realizzare e offrire un luogo sicuro, protettivo, recuperando il modello di “casa”, “famiglia” e  “mamma”, nel loro pieno significato: sicurezza, protezione, conforto ma anche e soprattutto gioia, felicità, e AMORE.

 Maria Grazia Martino

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